Cibi, regioni, culture... Tre assaggi di letteratura italiana
DOI:
https://doi.org/10.55393/babylonia.v1i.1268Keywords:
1/2015Abstract
“Dimmi quel che mangi e ti dirò chi sei”, così suona una sentenza del fisiologo del gusto Anthelme Brillat-Savarin (1755-1826).
Il cibo è molto piu di ciò di cui ci nutriamo: caratterizza la nostra persona, i nostri gusti, è un indizio o un segno del nostro essere. Proprio su questo aspetto si sono soffermati tanto la semiologia quanto l’antropologia. E la letteratura ha giocato e continua a giocare la sua parte, dall’antichità fino ai nostri giorni. La varietà della cucina italiana viene esemplificata convenevolmente nei tre brani di Umberto Eco, Andrea Camilleri e Linuccia Saba qui proposti. Quest’ultima, figlia del poeta Umberto Saba, si sbizzarrisce con il risotto cercando di contaminare il risotto alla milanese con una creazione confacentesi a Roma, dove lei viveva. Dal canto suo, Camilleri oppone la carne al pesce, entrambe però specialità culinarie della Sicilia sua e del commissario Montalbano – a cui tra l’altro anche gli squisiti arancini fanno venire l’acquilina in bocca. Ed Umberto Eco differenzia la persona che sa godere la vita preparando dei piatti particolarmente saporiti da chi invece, da “stolto”, preferisce i piaceri del letto. Ai vitelloni vanno preferite le costolette di vitello.
Donato Sperduto
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