Vom Berufs- und Elitewissen zum Garant des nationalen Zusammenhalts

Authors

  • Anja Giudici
  • Sandra Grizelj

DOI:

https://doi.org/10.55393/babylonia.v3i.1316

Keywords:

03/2014

Abstract

L’apprendimento di almeno una lingua straniera sembra oggi dover costituire una parte ovvia del percorso scolastico. Allo stesso modo sembra ovvio il fatto che la scuola, e l’insegnamento delle lingue in particolare, debbano porre le fondamenta alla convivenza nazionale dello stato plurilingue svizzero. Il nostro studio dell’evoluzione del discorso sull’insegnamento di lingue straniere e della loro posizione nel canone scolastico, dimostra che queste due “ovvietà” non sono tuttavia da considerare come acquisite costanti storiche. La posizione e l’evoluzione delle materie linguistiche scolastiche vengono di fatto influenzate sia da dimensioni economiche che da dimensioni pedagogiche e politico-nazionali. Le nostre analisi dimostrano che perlomeno negli anni 1920 erano esclusivamente la dimensione pedagogica e quella economica a segnare la conformazione dell’insegnamento delle lingue. Partendo dal presupposto che per la grande maggioranza fosse impossibile imparare una lingua straniera, queste lingue erano insegnate solo a chi potesse usarle nella vita pratica. Solo dopo le tensioni interne dovute alla Prima Guerra Mondiale, la dimensione politico-nazionale entra a far parte del dibattito. Per sostenere l’attuale discussione sull’insegnamento delle lingue in modo più ponderato, ci sembra importante tenere presente la dimensione storica degli argomenti portati avanti.

Downloads

Published

2026-03-28

How to Cite

Giudici, A., & Grizelj, S. (2026). Vom Berufs- und Elitewissen zum Garant des nationalen Zusammenhalts. Babylonia Journal of Language Education, 3, 62–67. https://doi.org/10.55393/babylonia.v3i.1316