Editoriale
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01/2008Abstract
Più si avvicinava la fine della conta dei voti espressi dal popolo svizzero, più ci si rendeva conto, in quel pomeriggio del 21 maggio 2006, che il risultato avrebbe avuto un carattere epocale per la realtà scolastica nazionale: dalle urne stava uscendo una maggioranza, fissatasi poi ad un impensato 86%, a favore di un mandato costituzionale alla Confederazione affinché, dopo più di 100 anni dai primi tentativi, avviasse una politica formativa nazionale e realizzasse basi comuni minime per la scuola. Che questo mandato, nonostante la netta legittimazione popolare, sarebbe andato incontro a difficoltà non indifferenti era prevedibile e, del resto, all’epoca, esemplarmente illustrato dalle votazione in diversi Cantoni contro l’introduzione di due lingue nella Scuola elementare. Non può dunque sorprendere se il progetto di concordato HarmoS, quale primo importante e necessario passo nella direzione indicata dalla Costituzione, si sia subito trovato a navigare in acque assai agitate.
