Albanisch nützt uns nichts – eine romanische Sprache sollte man sprechen!?
DOI:
https://doi.org/10.55393/babylonia.v1i.1202Schlagworte:
1/2011Abstract
L’articolo presenta i risultati di una ricerca empirica di carattere qualitativo condotta con sei giovani plurilingui a livello di secondario I. L’obiettivo dell’inchiesta riguardava l’identificazione della percezione da parte dei giovani delle proprie risorse plurilingui e delle possibilità di utilizzarle nel contesto scolastico. I risultati mostrano che i tre giovani che hanno una lingua romanza come prima lingua, la percepiscono positivamente, soprattutto nell’insegnamento bilingue e grazie alle molteplici occasione di transfer lessicale. Per contro, i tre giovani di origine albanese faticano a vedere l’utilizzabilità della loro lingua e, anzi, percepiscono un divario insormontabile tra questa e le lingue della scuola. Dal punto di vista lessicale la loro percezione soggettiva è comprensibile, ma quello lessicale è solo uno dei transfer possibili. Ecco perché, l’esercitazione e l’introduzione di altri livelli di transfer potrebbe essere una possibilità per permettere ai giovani di fare esperienze positive circa il valore della loro lingua prima sia a scuola che nella vita quotidiana.
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