Des grandgousiers ordinaires: expertises culinaires en interaction
DOI:
https://doi.org/10.55393/babylonia.v1i.1252Parole chiave:
1/2015Abstract
Il linguaggio sulle pietanze viene spesso associato all’espressione di una competenza culinaria, per esempio per certe categorie professionali (gastronomi, critici, assaggiatori, sommeliers, …) e per delle attività specializzate (degustazione, menu gastronomico, …). Sulla base di questa associazione, la relazione tra linguaggio e cucina viene spesso concepita e studiata in relazione ad un lessico specializzato (per esempio nel campo del vino o delle sfumature dei gusti nelle degustazioni di diversi alimenti). Basandosi su esempi di interazioni reali tratte da situazioni quotidiane e ricorrenti (al mercato, in cucina, a tavola), l’autrice vuole mostrare come il know-how culinario, lungi dall’essere una competenza professionale o straordinaria, si manifesta invece nella quotidianità della gente «ordinaria», nel suo rapportarsi al cibo, agli ingredienti, alle pietanze. Questo know-how viene negoziato tra i partecipanti, talvolta entra anche in competizione, si stabilisce in modo sottile e attraverso il linguaggio – anche del corpo – che ha un ruolo essenziale nella costruzione della relazione tra cibo, conoscenza e competenza.
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